Chi è stato animatore – attenzione, ho scritto “è stato” e non “ha fatto il mestiere di”, e vi assicuro che si tratta di una differenza tutt’altro che filosofica – sa che esistono alcuni argomenti tabù da evitare come la peste mentre si sta con gli ospiti della struttura in cui si lavora, specie con i più giovani: calcio, religione e politica.
E’ una raccomandazione che trasmettono ai corsi di formazione, e che io sposo con tutto me stesso, perché le implicazioni di discussioni simili sono infinitamente rischiose e i meandri in cui ci si caccia parlandone sono trappole senza uscita. C’è anche chi ha perso il proprio lavoro litigando con un ospite o un cliente (proprietario Hotel o simili) per stabilire se la Juventus ruba gli scudetti, i testi sacri sono pagine scritte da gente che non aveva niente da fare e i problemi del lavoro dipendono dai governi di sinistra o di destra.
La mia esperienza personale fa si che gli argomenti tabù, in realtà, siano quattro per un animatore, perché non ci si può assolutamente scordare del sesso.
Tabù nella vita professionale, ovviamente, ma non in quella privata, dove anzi il dialogo e la libera espressione rende l’essere umano ciò che è oggi; le stesse neuroscienze stanno dimostrando l’importanza del dialogo in ambiente sociale, e lo scambio di idee come espressione della nostra umanità, e chi pensa il contrario dovrà necessariamente aggiornarsi.
Resta da chiarire, in una società complessa, carica di pregiudizi ed idee precostituite, come si possa parlare liberamente di sesso, politica e religione ai bambini, esseri umani felicemente ignoranti e, soprattutto, dolcemente innocenti sui quali gli adulti tendono a reiterare e i propri difetti e le proprie manie.
Così, ho scritto una trilogia, la Trilogia dei Bambini, appunto, dedicata all’insegnamento dei tre suddetti temi (sesso, politica e religione); ho immaginato l’imbarazzo dell’adulto nei confronti del bambino, e per farlo mi sono semplicemente reso conto di quant’è fragile il sistema di bugie che la società ha costruito attorno a questi concetti.
Qui vi propongo il “Poemetto di Marina Lassante”, racconto in rima in cui non solo i bambini devono far fronte ai dubbi sul sesso, ma anche un’insegnate – una donna, siciliana, libera – è costretta ad una stupida battaglia contro il pregiudizio dei genitori.
Buon ascolto.
