Napoleon, di Ridley Scott: recensione del film perfetto contro la follia della guerra

Chi sottolinea gli “errori storici” di Napoleon, è sicuro che il film si riferisca al passato?

10 Gennaio 2024.

Il freddo morde, questa mattina, come a ricordarci che dobbiamo attendere con pazienza ancora molte settimane, prima che il calore primaverile renda più facile ogni sospiro.
Io mi sveglio pensando a Napoleon, di Ridley Scott, il film che ieri sera ho visto al cinema; l’associazione a conduzione familiare che gestisce il piccolo gioiello centenario che sta a due passi da me, conosce fin troppo bene il valore di quella che qualcuno chiamò ‘la settima arte’, ed è per questo che valorizza di stagione in stagione la Multisala Abbondanza, come viene chiamata, rendendo non solo comodo, ma anche inspiegabilmente salutare l’atto di andare al Cinema.

 Penso a Napoleon, dicevo, nonostante le attività quotidiane e decido – chissà perché – di leggere qualche recensione sul web. Le leggo solo adesso, perché non lo faccio mai prima di vedere un film; faccio di più, a dirla tutta: non voglio neanche sapere la trama dell’opera che sto per vedere. Mi piace così, e spero che condividere questa mia sana abitudine raccontandola, possa in qualche modo equivalere a diffonderla, perché provo uno strano disagio nel vedere persone che si avviano al Cinema cariche di tensioni e pregiudizi – dal dubbio valore – provenienti dal web.

 Beh, la vita di Napoleone Bonaparte è una trama abbastanza scoperta in partenza, e in questo caso non ho potuto rispettare la mia solita cautela, ma – come dicevo – solo adesso leggo le recensioni sull’opera di Scott, e rimango perplesso dall’incredibile mole di informazioni che gira in merito agli errori storici narrati nel film; digitando sul browser l’accoppiata Napoleon-recensione, decine di articoli e video si accavalleranno davanti ai vostri occhi, ad indicarvi che l’opera pare sia un flop, una svista, un coacervo di gaffes, uno scivolone perfino diplomatico, addirittura un dispetto vero e proprio da parte di Ridley Scott nei confronti di tutto il popolo francese, che pare essersi messo sul piede di guerra (un’altra?) contro il regista inglese.

Mi spiace anche notare che schiere di intellettuali e famosi storici si siano scomodati per spiegare il perché Napoleon sia un film sbagliato.

Napoleon, diretto da Ridley Scott

Miei cari lettori, prima di ogni mia considerazione sull’opera, proporrei una riflessione sul fatto che il cinema è arte, che i film sono dunque opere d’arte e che, a differenza di report giornalistici e docu-fiction, non è l’attinenza alla realtà il messaggio che trasmettono, ma un’idea.
Su quell’idea lo spettatore può crescere, maturare e poi, eventualmente, documentarsi in altra sede, se l’argomento lo ha davvero colpito.
Spero che nessuno prenda seriamente al pari di un documentario Oppenheimer di Christopher Nolan, A beautiful mind di Ron Howard, Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz o Dante di Pupi Avati.

Quale idea, quindi, ha voluto trasmettere Ridley Scott con il suo Napoleon?

 Un film gelido, duro, le cui palle di cannone distruttrici, assassine e devastanti sono una presenza continua, come fossero il braccio armato dello stesso protagonista, che le fa preparare e poi deflagrare dai suoi sottoposti con un minimo accenno del volto; cannonate che distruggono con imparziale orrore navi, palazzi, laghi ghiacciati, opere millenarie, esseri umani, cavalli.
Oltre due ore e mezza di pellicola, calate in una coltre di colori algidi e spenti, come il volto e i sentimenti del protagonista, Joaquin Phoenix/Napoleone Bonaparte, uomo privo di lucidità, incapace di empatia, violento, vigliacco, cinico e manesco padrone eppur succube della prima moglie, Giuseppina di Beauharnais, usata come oggetto sessuale, e solo dopo anni divenuta soggetto di sentimenti più amorevoli, eppur abbandonata perché sterile, e costretta ad un esilio inspiegabile.

Grande condottiero.
Certamente, ma proprio qui sta il punto: a quale prezzo?
Il dipinto scadente sull’eroico figlio della Rivoluzione scandalizza i più, solo perché si è abituati a vedere la guerra come un dovere e i condottieri come eroi, ma – ed ecco la riflessione su cui dovremmo soffermarci, oggi soprattutto – chi espone altri uomini al freddo, alla fame ed alle malattie, alla morte certa solo per un proprio vezzo, alle cannonate o feroci attacchi di baionetta, non è un eroe.
Chi porta al massacro centinaia di migliaia di uomini è una persona squilibrata, e come tale è stato dipinto Napoleone da Ridley Scott.

NOTA: I caduti sotto le Guerre Napoleoniche sono oltre tre milioni, ci suggeriscono i titoli di coda del film, allineandosi - questa volta sì - alla storia, che ci racconta di circa un milione e mezzo di vittime civili e oltre tre milioni di combattenti caduti.
Per approfondimenti, puoi visitare i seguenti link:
- Guerre Napoleoniche;
- Statistiche di guerra, oppressioni e atrocità del XIX secolo

A proposito di follia, forse non a caso nel film si fa riferimento ad altri due squilibrati storici, Alessandro il Grande, a cui Napoleone stesso si paragona in una lettera alla sua Giuseppina, e Giulio Cesare, al quale viene paragonato questa volta da un console, che lo vuole così lusingare, per convincerlo ad incoronarsi Re di Francia.

 Forse, ci si è scandalizzati anche per il ritratto di una Giuseppina di Beauharnais/ Vanessa Kirby che si prostituisce a corte per mantenere la prole (che le cortigiane senza rendita, non svolgendo alcuna attività lavorativa vivessero d’aria, forse, è credenza comune, ma io non vivo nel mondo dei sogni), dopo aver perso l’ex marito sotto la ghigliottina; una Giuseppina che tradisce il valoroso condottiero praticamente già mentre si stanno festeggiando le loro nozze, e lo tradirà più volte, mentre lui sarà impegnato in campagne militari lontane da casa, mettendolo in ridicolo davanti al mondo intero.
Una Giuseppina tanto fredda – come la fotografia e le scenografie del film, dicevo, ben lontane dai colori e le simmetrie del Barry Lyndon di Stanley Kubrick, oppure dei magnificenti Kolossal americani degli anni ’60 del secolo scorso – quanto lasciva, eppur divertita (distortamente attratta?) dalla personalità confusa e poco solida del suo nuovo marito, un Napoleone bambino con cui giocare il sesso come si fa in età adolescenziale.

Se qualcuno dubita sulla freddezza di Giuseppina di Beauharnais nei confronti del marito, quella reale, può sempre documentarsi; le lettere che Napoleone le invia, in cui la prega di scrivergli di tanto in tanto mentre lui è al fronte, sono strazianti. Io non le voglio citare; quelle lettere sono davvero private ed oggi sono pubbliche solo perché al tempo furono trafugate.

Tornando al film…
Non mi lasciare, dice in lacrime la nostra al condottiero poco eroico e tutt’altro che virile, quando capisce che la sua sterilità sarà causa di separazione, una separazione che legge sul documento senza riuscire a trattenere risate isteriche, punite dall’uomo affianco, ormai non più marito, con un forte schiaffo, e l’ordine di leggere meglio.
 Ed ecco di nuovo gli storici a saltar sulla sedia ed urlare alla bestemmia, poiché lo schiaffo cinematografico è un’invenzione; forse, però, puntano sul dito e non verso la luna, perdendo di vista il pathos della scena… Napoleone/Phoenix dipende mentalmente e fisicamente da Giuseppina/Kirby, eppure la sta lasciando, convinto dalla madre, al fine di avere un erede da chissà quale altra donna (sposerà perciò Maria Luisa d’Austria, quindicenne nel film, diciannovenne nella storia).
Ripete a sé stesso – anche ad alta voce – che quella separazione è dovuta all’amore per la Francia, cercando goffamente di nascondere la sua cieca ambizione; visto il sorriso della donna al suo fianco, che forse prende poco sul serio tutta la messa in scena, la schiaffeggia, per farsi così odiare da lei, per provare forse ad odiarla a sua volta, per allontanarsi definitivamente e mettere chiarezza sul suo conflitto interno.

Un imperatore e condottiero non può essere succube di nessuno.
Napoleone/Phoenix, invece, è succube di tutti: della ex moglie, dei nobili che lo circuiscono, della madre, del fratello che lo aiuta nelle decisioni tattiche, delle sue passioni carnali, della sua rabbia (verso chi?) e della sua ambizione irrazionale.

Usa le donne come oggetto; con Giuseppina non fa l’amore, e neanche sesso propriamente detto, ma si accoppia come un qualunque animale a quattro zampe. Con una ragazza qualunque “sperimenta” il suo seme per capire se è fecondo, ed infine si sposa per convenienza politica con una ragazza poco più che adolescente, mettendola prestamente incinta.
Usa gli uomini come oggetto; i soldati, prima soldatini sull’enorme mappa d’Europa a pavimento, a prevedere quali perdite e quali vittorie sui campi di battaglia, e poi sul campo, quello vero, a far massacrare; campo dal quale si ritira quando le cose si buttano male. Lui, mentre si altri vengono trucidati senza neanche più capire il perché.
Insomma, un quadro davvero poco edificante, e quasi capisco quei nostri fratelli francesi che se la sono presa a male; sarebbe come fare un film su Giuseppe Garibaldi e dipingerlo come un sanguinario e corsaro, bugiardo e terrorista oltre che eroe dei due mondi… Come? Garibaldi è stato davvero un Corsaro, un terrorista, un sanguinario e girava sotto mentite spoglie?
…Ehm, forse ho sbagliato esempio…

In merito al Napoleon cinematografico, verrebbe da sorridere, pensando alla gran fatica che fece Manzoni per spiegare quanto illuminato e protetto dalla divinità fosse Napoleone Bonaparte, pronto, dal suo ultimo e solitario esilio, ad un passaggio celeste certamente scontato, data la sua fiera grandezza e la sua diretta familiarità col creatore.

 Il Cinque Maggio
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
  così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando [continua QUI]

Sul grande equivoco film-realtà storica di Napoleon, credo di aver detto tutto; la guerra è una follia, il film ci racconta personaggi folli.
Ne ho largamente parlato anche nei miei video contro la violenza. Quello sulla Guerra e il Nulla che avanza direi che sembra scritto proprio dopo aver visto Napoleon, anche se l’ho pubblicato 9 mesi fa; se lo volete vedere cliccate QUI.

Tecnicamente parlando…
Sono uno spettatore, ma anche un attore ed un regista teatrale; per me è difficile, a volte, godermi pienamente un’opera cinematografica senza concentrarmi sugli aspetti attoriali, o le scelte registiche. È più forte di me.
Bene, quando sono uscito dalla sala, ho pensato: finalmente un film.
Ho visto un film.
Ho visto un lavoro serio, intenso, studiato nei minimi dettagli; ho goduto la performance di attori appassionati – tutti, a prescindere dal ruolo, a partire da un Rupert Everett irriconoscibile – ho ascoltato dialoghi sensati, ho visto realizzare scenografie ed un lavoro tecnico calibrati (CGI, si lo so, è stato inevitabile, ma utilizzato con intelligenza, senza sovrastare il senso principale dell’immagine), ho visto centinaia di comparse lavorare con perfetto sincronismo.

Ho visto poca enfasi in favore della sincerità – e mi spiace che molte recensioni abbiano scambiato questa scelta per “fretta”, “noncuranza” o “incapacità”, perché è di Ridley Scott che si sta parlando che, certo, può commettere frivolezze artistiche, ma di sicuro non me lo vedo a dire “ragazzi oggi non ho voglia di girare bene ‘sta scena, facciamola veloce dai, e poi tutti a berci una birra”.

Badate, cari lettori, nulla di ciò che ho scritto può necessariamente significare che il film mi sia piaciuto; le mie recensioni sono diverse da altre, sapete perché? Perché posso tranquillamente affermare quanto sia valida un’opera anche se non m’è piaciuta, oppure quanto ne sia rimasto colpito anche se tecnicamente poteva essere realizzata da bimbi di terza elementare con una videocamerina in mano.
O, peggio, uno smartphone…

L’idea di Napoleon mi ha colpito – e qui vi avviso, non è il regista teatrale che parla, ma Roberto essere umano – perché lo sceneggiatore David Scarpa prima, e il regista Ridley Scott dopo, hanno voluto sottolineare l’insensatezza della guerra, l’inettitudine e la fragilità mentale di cosiddetti grandi condottieri che portano letteralmente al macello migliaia di uomini (e animali al loro seguito), oppure trovano il coraggio di sparare colpi di cannone su cittadini disarmati in rivolta, e poi ancora sono causa diretta o indiretta di malattie, odio fra nazioni (e nazionalità), povertà, inquinamento (paesi distrutti).
Se guardare Napoleon ci dà un senso di fastidio, è perché dobbiamo uscire dalla nostra zona di conforto, e smettere di scambiare i militari più famosi del passato per grandi eroi.

 Il mare della realtà storica (o meglio, un’interpretazione più realistica di essa, e meno compiacente al potere o al mainstream) è un campo aperto per produttori, registi e sceneggiatori coraggiosi, come lo furono a loro tempo Francis Ford Coppola, Oliver Stone o Brian de Palma, che usarono la cinepresa per denunciare, se pur in modo artistico, l’orrore della guerra. Così come Michael J.Fox interpretò un militare americano costretto a denunciare i suoi compagni per aver rapito e violentato una giovane adolescente vietnamita; non importava quanto perfetto fosse quel film di Brian De Palma, il messaggio e l’impegno degli attori era forte, come un pugno nello stomaco.

Quindi, forse, vedere Napoleon non aiuterà a fare un ripasso puntuale su fatti storici data per data, ma senz’altro può spingere ad una riflessione sulle guerre attuali, e la condizione dell’essere umano oggi.
Oppure, potrete decidere di continuare a recitare il Cinque Maggio, pensare a Napoleone come ad un santo eroe, e sentirvi tranquilli nei confronti di più di quattro milioni di vittime.

Roberto D’Izzia

per l’immagine della locandina si ringrazia il Cinema Multisala Abbondanza di Gambettola FC)

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