Urlano.
Creature nobili di lontano urlano
dentro al mio orecchio.
Voci compresse dalle macerie,
carni lacerate perdono il nome,
come un obolo per la morte della logica.
Vomito caritatevole di madre pinguino
misere immagini giungono,
ad esprimere quelle urla
come a dire: Ecco, di lÃ
accade questo, ora lo sai.
E a che mi serve, vedere?
Conosco i mali dell’uomo.
Con gli occhi al cielo,
e poi verso l’ancestrale placenta salata,
mi concentro sul suono del vento.
Piedi nella sabbia,
cammino come fecero i miei antenati,
e i loro prima di loro,
nella serena attesa di diventar
granello anch’io.
D’Izzia Roberto (04/04/2024, ore 17:40)

