Hey, davvero sto parlando con un uomo-cavallo protagonista di una serie tv?! E perché lo faccio?
– Recensione senza spoiler –
Sono sempre stato diffidente verso le serie tv, perché faccio fatica a togliermi dalla testa l’immagine di produttori, autori, registi e pubblicisti attorno ad un tavolo che decidono qual è il miglior modo per ingannare meglio l’utente, così da propinargli una qualsiasi paccottiglia senza alcun senso, facendogli credere, allo stesso tempo, di essere uno spettatore consapevole.
Così di riunione in riunione, di stagione televisiva in stagione televisiva.
Di pubblicità occulte, in pubblicità sempre più sfacciate.
Anche partecipare alla massificazione culturale mi infastidisce, mi accodo mal volentieri alle mode, se si tratta di decidere come passare una serata.
Detto ciò, la differenza fra me e un Homo Neanderthalensis che si affascina nel passare un pezzo di sasso abrasivo sulle pareti di una grotta, è che io sono un uomo del mio tempo, sempre aperto e curioso verso nuove esperienze visive, soprattutto quando so essere accompagnate da un pizzico di sarcasmo, perché mi piace sorridere per sottile ironia e… beh, mi piace sorridere, direi che basta.
Così, essendo libero dalla noiosa dittatura dei puerili palinsesti tv italiani, ho visionato – nel corso di diverse settimane – l’intera serie animata intitolata BoJack Horseman, sulla piattaforma NETFLIX.
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Vedete, cari lettori, il fatto che vi parli di un cartone animato prodotto e distribuito da un colosso del capitalismo americano, nella stessa “casa creativa” in cui pubblico poesie, storie ed aforismi zen o video contro la guerra, dovrebbe già farvi capire quant’è stato potente l’incontro fra me e BoJack; forse, chissà, sono stato ingannato anche io, come scrivevo all’inizio ma, a giudicare dalle cose che ho letto qua e là su questa serie, credo di non essere l’unico ad aver colto la potenza psicologica ed emotiva trasmessa da questa incredibile serie tv.
Dunque, come promesso dal sottotitolo, non vi racconterò nulla di specifico sulla trama, poiché BoJack e tutti i personaggi che girano attorno alla sua vita, vanno conosciuti con molta pazienza, seguendo le puntate della serie, con il giusto ordine cronologico, costellato da imperdibili ed emozionanti flashback.
Beh, direte voi, caro Rò, hai scoperto l’acqua calda, tutte le serie si vedono allo stesso modo… ed invece non è così banale ciò che vi ho scritto, perché la storia di BoJack è un invito alla presa di consapevolezza, che mai può avvenire improvvisamente, saltando tappe.
Raphael Bob-Waksberg, il creatore della serie, lo sa, e per questo ha occupato ben sei stagioni ed un totale di 88 episodi per svolgere l’intricata matassa psicologica ed emotiva dei personaggi.
Un dialogo interiore continuo e perpetuo caratterizza il personaggio, e tu, spettatore, vorresti sussurargli all’orecchio equino “No BoJack! Ferma! Non farlo! Torna indietro!!!”, impulso che ti dà la sensazione di essere uno sciocco: hey, davvero sto parlando con un uomo-cavallo protagonista di una serie tv?! E perché lo faccio? MA SOPRATTUTTO: PER QUALE STRAMBO MOTIVO MI SONO AFFEZIONATO AD UN CARTONE ANIMATO?!
Domanda che può capitare di farsi, a meno che tu non abbia 46 anni, come me.
Forse – ed allontani con tutte le tue forze questa opzione – di puntata in puntata, ti sei immedesimato con BoJack e le sue bravate, il suo carattere impossibile da correggere, e la sua serpeggiante depressione. Tantopiù se hai trovato incredibili riscontri fra quella storia inventata e la tua storia.
Incredibile è anche l’aderenza dei tanti personaggi dipinti nella serie, alle altrettante persone che hai conosciuto nella tua vita, ed il rapporto che si è sviluppato fra te e loro; vite come archetipi, più o meno consapevoli dei propri destini, piuttosto succubi di cultura d’appartenenza ed aspettative che il mondo ha riversato su loro. Che hanno anche subìto la tua più o meno consapevole stronzaggine.
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Ed è proprio questo il nucleo della serie tv che, secondo me, va sicuramente letta su moltissimi livelli; c’è la critica brillante, intelligente ed ironica alla società capitalista americana, la ricerca spasmodica dei sentimenti, la denuncia bonaria ad ogni tipo di dipendenza – da quelle fisiche a quelle emotive – la feroce rappresentazione della politica fatta di vuoto, l’autocritica al cinico mondo delle produzioni cinematografiche; e poi, usarsi a vicenda… e tutto il resto.
Questi sono argomenti, come dire, di superficie della serie.
Il mezzo giustificato dal fine.
Personalmente, però, ho maturato una visione più sottile, e voglio azzardare ad una lettura mistica dell’intera faccenda BoJack Horseman.
Ogni personaggio eredita una mole di energia karmica dai propri genitori – in alcuni casi, si racconta perfino l’infanzia di questi, quindi si risale di generazione in generazione a tempi dimenticati – che, se gestita senza consapevolezza, porta solo a disfunzioni emotive e problematiche, anche gravi.
Nel momento in cui questi personaggi, lentamente, affrontano un percorso intimo di crescita, una presa di consapevolezza genuina ed intensa, sganciata da ciò che altri vogliono al loro posto, però, ecco che per le loro difficili vite cominciano a farsi nitide ed accessibili nuove vie, più percorribili e costruttive.
Tanto più quando, al cinico bisogno di soddisfare i propri bisogni (istinti?), si sostituisce la capacità di amare ed ascoltare il prossimo.
La vita di BoJack, per esempio, comincia a sistemarsi – nonostante un passato che torna a tormentarlo senza sosta – quando si dedica finalmente al prossimo e lui prova ad abbandonare il suo sfrenato egocentrismo; Princess Carolyn.. ehm.. ops, mi fermo subito, avevo promesso niente spoiler.
Vi tocca guardarlo.
È senz’altro un tema dal sapore fortemente buddista, quello del karma.
Noi siamo la conseguenza delle nostre azioni. Se ereditiamo energia negativa (scusate se riassumo così banalmente), possiamo invertire le dinamiche (vite) in cui ci sentiamo intrappolati intraprendendo azioni positive, anzi propositive.
I sensi di colpa di Bojack, l’incredibile e ficcante analisi della depressione oltre a tutti i colpi di scena della serie, secondo me, sono da prendere come “contorno”, tutta storia in più, come nella realtà, del resto.
Quanti di noi si colpevolizzano per ciò che di terribile accade nella vita (“sei solo uno stupido pezzo di me*da”, direbbe BoJack), senza però cambiare atteggiamento o fermarsi a riflettere su cosa ha determinato davvero quei fatti spiacevoli? Forse, il nostro carattere è la risultante di molti fattori: su alcuni di questi avevamo senz’altro potere, su altri no, ma non è una scusa per alimentare il proprio io egocentrico e narcisista, con serate a base d’alcool e bravate varie, oppure trasformandoci in Darth Fener, eroi neri dell’odio verso ogni forma vivente, abbandonati anima e cuore al lato oscuro della Forza.
Il senso della serie potrebbe essere: alza il c*lo dal divano oppure muori senza aver fatto nulla di importante per te e per gli altri, e tutti si ricorderanno di te come… come un inutile stupido pezzo di me*da.
E, beh, magari quando deciderai di agire, renditi conto che tutto ciò che fai e che dici determina delle conseguenze più che tangibili nelle vite di chi ti circonda.
Esattamente come accade, per esempio, a BoJack con… ehm, no, niente spoiler vi ho detto.
Guardatevelo, e fatemi sapere cose ne pensate. Ci tengo.
Ma scrivetemi solo dopo aver visto tutta la serie, e senza barare! 😉
Vi abbraccio
