Come le Upanisad e gli scritti sul Buddha, anche Giordano Bruno ci insegna a ragionare sul Tutto, ma… abbiamo il coraggio delle nostre idee?
Se sei fra quelli che si indigna, in questo momento storico, perché esistono paesi in cui qualcuno viene incarcerato o ucciso per le proprie idee (più o meno platealmente), puoi fermarti a riflettere sulla presunta libertà di cui godi, invece, tu stesso. Potresti chiederti innanzitutto, in cosa consiste la tua libertà di parlare, laddove esprimere pareri opposti o contrastanti rispetto alla comunità che ti circonda, scaturisce in un lento ed inesorabile distacco ed allontanamento delle persone più prossime, poco avvezze al dialogo ed al confronto, ma soprattutto poco inclini a nuotare contro la corrente del pensiero unico.
Un ostracismo velato, che si nasconde dietro imbarazzi più o meno sinceri, porta con sé l’inconfondibile puzza di terra bruciata che, inesorabilmente, viene a formarsi tutt’attorno alla tua persona. Chiediti che libertà hai senza più inviti, senza sostegno morale, senza vita sociale, senza pubblicità in caso di qualche tua iniziativa, senza il supporto degli enti locali, senza amici, senza lavoro, insomma: senza le stesse opportunità di cui gode chi, contrariamente, le proprie idee se le tiene ben strette e si accoda al flusso magmatico della massa. Chieditelo sul serio, e poi fammi sapere quanto sei davvero libero, oggi, di dire ciò che pensi.
Soprattutto, dimmi quanto sei abituato a ragionare, a soffermarti sulle cose, oppure se tutto scorre attorno a te, come l’acqua di un fiume che non puoi trattenere fra le tue dita, ma che ti piace toccare per rinfrescarti, di tanto in tanto.
Ci vuole coraggio per essere sé stessi, per ragionare e poi divulgare il proprio pensiero apertamente; chi ha un’idea, maturata dopo un lungo processo interiore, è pronto anche a farsi bruciare vivo per difenderla. Se hai appena sorriso, e credi che personaggi così esistano solo in racconti mitici, allora sappi che in Italia, il 17 Febbraio del 1600 – 424 anni fa – Giordano (nato Filippo) Bruno per il suo pensiero fu torturato e poi bruciato vivo in piazza Campo de’ Fiori, a Roma. Non volle abiurare (rinnegare le proprie idee), e dopo anni di stenuanti processi, gli venne applicata la mordacchia alla lingua, prima del famigerato rogo.
Pensava che la terra girasse attorno al sole e non viceversa, che nell’universo esistessero infiniti mondi e stelle; tutto il creato per lui era un insieme di particelle interconnesse, sapeva che con la tecnica giusta avrebbe potuto cambiare la struttura del suo cervello per consolidare la memoria. Insomma, tutte verità scientifiche dimostrate oggi, e che lui aveva percepito più di 400 anni fa.
Perché mai torturare e bruciare una persona così illuminata? Certo, qualche motivo, come dire, ‘concettuale’ fu individuato, ammesso che esistano motivi validi per cui vale la pena uccidere. Per esempio, la sua strada intellettuale e filosofica, lo portò a comprendere che la verità non è quella imposta dai dogmi, ma nasce da una continua e pura ricerca individuale. Idea a quanto pare pericolosissima, soprattutto se, per un istante, si prova ad immaginare una moltitudine di individui che, improvvisamente, alle verità calate dall’alto cominciano a sostituire le proprie, acquisite e maturate dopo un lungo processo di crescita interiore.
Non si riesce ad immaginare neanche oggi, nel 2024.
La consapevolezza è un concetto tanto misterioso quanto semplice da cogliere, sempre che qualcuno sia pronto ad indicarci l’inizio del cammino da percorrere. Gli scritti sul Buddha (Siddhārta Gautama, India, approssimativamente 565-483 a.C.) riportano due concetti – fra i molteplici – che mi paiono coincidenti col pensiero di Bruno; sono lieto di citarveli. Dal Dhammapada, Appamāda Vagga (da IL GRANDE LIBRO DI BUDDHA, Mauro Maggio, Grandi Libri – Rusconi Ed.)
“Con la consapevolezza, con la padronanza di sé, il saggio si costruisce un’isola che nessun diluvio può sommergere”
“L’inconsapevole agisce distrattamente. Il saggio invece custodisce la consapevolezza Come il suo tesoro più prezioso”
Bruno era convinto che nessuna autorità può e deve porre alcuni esseri umani al di sopra di altri, soprattutto usando la violenza. Si riferiva ai monarchi, certo. Figuriamoci, poi, quando trattasi di autorità religiose, che si fanno scudo di superstizioni e concetti filosofici distorti per ingannare o condizionare le persone comuni, al fine di manipolarne i pensieri e, banalmente, pilotarne le azioni. Ecco, ecco perché bisognava condannare il nolano come eretico, e poi bruciarlo.
A chi importava se stesse ragionando sugli atomi o il multiverso (molti universi), sul metodo scientifico, l’anatomia cerebrale o il misterioso legame fra tutte le particelle (che oggi chiameremmo forza forte, forza debole, gravità, forza elettromagnetica): si era messo contro l’autorità religiosa, e solo per questo motivo andava eliminato, fisicamente e soprattutto intellettualmente.
Ancora oggi, gli eredi dei responsabili di quell’omicidio non hanno riabilitato Giordano Bruno, ma si son detti “rammaricati” per quanto accaduto.
Lui, Giordano Bruno, la cui statua giganteggia severa in Campo de’ Fiori a Roma, ormai fa parte di quell’infinito Universo che tanto sensibilmente aveva intuito; lui, come i molti filosofi e mistici orientali – indiani, per esempio, con le loro millenarie speculazioni filosofiche dedicate al rapporto fra Ātman e Brahman – vissuti prima di lui.
Proprio come Bruno si interrogava sull’Infinito ed il Finito, il rapporto fra Dio e Uomo, cogliendo la sproporzione fra queste misure non misurabili e, quindi, mettendo in dubbio la solidità del dogma della trinità, nelle Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad (la cui datazione è incerta, ma probabilmente attribuibile ad un periodo compreso tra il IX e l’VIII secolo a.C., leggi QUI) leggiamo:
[…] E colui che ancora oggi comprende: “Io sono il Brahman” costui è il Tutto e neppure gli Dei possono impedirglielo, in quanto diventa il Sé (atman) di loro stessi. Quello che venera una divinità ritenendo che essa sia altra da sé “Altri è Dio, altri sono io” quello non sa. Per gli Dei è come una bestia […]
Capire chi è l’essere umano, al di là del fattore biologico, e cosa è il Tutto che pervade ogni realtà, è un esercizio inevitabilmente affrontato da pensatori e investigatori della propria esistenza; le epoche passano, eppure molti si avvicinano a medesimi – per così dire – risultati. Sulla permeabilità del tutto, mi vien da pensare che lo stesso linguaggio matematico è universale, e regola le forze che la scienza moderna ha imparato a conoscere. Forze, per inciso, che rivelano incredibili e vibranti incongruenze, se applicate a sistemi macro o microscopici, e che stravolgono la nostra idea di realtà quotidiana.
Giordano Bruno visse in un’epoca talmente lontana da noi, che pare inconcepibile la sua ricerca psichica, nonostante il pericoloso oscurantismo religioso che caratterizzava la struttura della società; non si curò di rendersi accettabile o simpatico, anzi, le testimonianze lo ritraggono irascibile e vendicativo, audace e particolarmente fiero nel mettere in difficoltà l’interlocutore con le proprie speculazioni filosofiche. Mi piacciono poco le annotazioni storiche secondo cui fu proprio questo carattere a metterlo maggiormente nei guai, soprattutto durante la prigionia a Venezia; questa affermazione avalla la pratica di assassinare chi esprime le proprie idee apertamente oppure, banalmente, chi è ‘poco simpatico’, e trecentomila anni di evoluzione non può condurre Homo Sapiens al vicolo cieco dell’inquisizione, sia essa fisica o ideologica.
Quindi, no, non credo che fu “il suo carattere” a creargli maggiori problemi, ma i suoi carcerieri, assassini superstiziosi incapaci di apertura mentale, che non poterono accettare una sfida tanto grande, quanto pericolosa per il potere costituito da essi stessi.
Giordano Bruno è diventato simbolo dell’uomo libero, del pensatore moderno, e voglio ricordarlo con la frase che pare abbia sussurrato, mentre riceveva la condanna, ai suoi aguzzini; aguzzini, che per me non sono molto cambiati, dato che ancora oggi credono nelle stesse teorie di allora e che rifiutano l’esistenza di positroni, galassie lontane e forza di gravità solo perché non si vedono ad occhi nudi ma, allo stesso tempo, pongono la loro fede su statue di ceramica che piangono sangue, gestiscono possessioni demoniache, oppure pensano che l’essere umano sia al centro dell’universo e che sia “attenzionato” da una determinata divinità, a scapito delle centinaia di altre venerate nel mondo, da migliaia di anni prima che la loro – degli aguzzini – particolare religione nascesse.
Nota dolorosa e di attualità: se nel 2024 esistono parti del pianeta in cui militari sparano bombe incendiarie su tendopoli di sfollati dormienti, per lo più donne e bambini, causando stragi disumane, è proprio perché secondo alcuni popoli esistono divinità che hanno dato a loro, e solo a loro, il diritto ad esistere e vivere in una determinata terra. Leggi la notizia: Gaza, missili di Israele su campo profughi a Rafah: decine di morti, razzi di Hamas su Tel Aviv
Dicevo, i carnefici recitavano ad alta voce la condanna a morte per Giordano Bruno e lui, qualche istante prima che gli venisse applicata l’orribile mordacchia alla lingua e di sentire dove e quando lo avrebbero bruciato vivo, disse:
“Avete più paura voi nel pronunciare questa sentenza, che io nell’ascoltarla”
Filippo detto Giordano Bruno, Nola 1548 Campo de’ Fiori – Roma, 17 Febbraio 1600