Petali e manganelli
(alla fine dei versi, trovate la Video Poesia, con immagini scioccanti sui raduni neo fascisti che hanno, in parte, ispirato il brano stesso)
Espandere i confini della coscienza
fino ad ascoltare il rumore del fiume
ei passi di formica,
  o nascoste
traiettorie ancestrali;
corpi sottili e super masse,
insomma,
  lieve musica che
muove il tutto,
e sentire rumori discordanti
a guastare le armonie circolari.
Stringer gli occhi per vedere un po’ meglio,
onde vincere facili inganni,
e poi chiuderli del tutto
ed attendere che sia perfetta vista.
  Così,
grazie al respiro paziente,
percepire chiaramente nella nebbia,
pur fragranti di petali freschi
a primavera marzolina,
 manganelli,
tutti fratelli che sanno di legno e di ferro,
ciechi e stolti,
sordi e molti, fra i molti sordi
che non sentono quel ringhio,
perché non scivolano sulla loro bava,
olezza e collosa,
e per di più stupidamente contagiosa;
  duri e allineati all’ombra
sciolti e liquefatti al sole,
incubi fastidiosi e notturni
come pustole pruriginose della mente:
una mente che mente,
che tradisce chi tradisce il silenzio.
  Manganelli come braccia alzate,
manganelli come frasi urlate dall’ignoranza,
con particolare mattanza della lingua parlata,
senza pietà alcuna, per i simili e per i diversi,
‘chè, poi, son versi della stessa ingegnosa poesia.
  Manganelli, come petali vellutati
s’aggirano per le strade e per recondite fantasie,
pronti a spaccar cocomeri e teste contrarie,
pronti a far di tutta un’erba un fascio;
li vedo negli occhi dell’anima,
li sento nei discorsi,
li tocco nelle false parole,
li odoro nell’aria,
ma paura delusa mi scansa:
pronto non sono a farmi legare in fascine preordinate,
e a ben tastare la mia testa,
tocco e mi ritocco
e no,
non mi pare d’essere un cocomero.
D’Izzia Roberto (18/06/2024, ore 14:40)
n.b.: versi composti dopo aver visto una video inchiesta su nuclei neo-fascisti
legati al partito di maggioranza
Video Poesia
