Poesia Zen – Eizo

Eizo mi chiede di avere coraggio
seguire una Via
senza perdere il senso,
senza perdere la voglia del viaggio.
Giocare coi bimbi,
trovare l’equilibrio,
poiché senza di esso è inutile tempesta
o cagionevole apatia;
l’ascolto della foglia e della formica,
il sapore del vino,
l’amore al di sopra della materia
e la calma nella calligrafia.
Il disegno e la calligrafia
come nettare di spirito umano
che macchia il foglio.
Eizo mi suggerisce di dormire solo
per coricarmi col mondo,
di ascoltare la pioggia
e di svegliami leggendo poesie antiche,
forse le sue,
come lui stesso fece con i suoi maestri.
Un legame che si perde nel tempo,
di cui le origini vagano
fra le foreste umide e intricate della mia memoria;
come fiamma che lenta si avvia verso la sua dolce fine,
anche l’intento svanisce,
così resta soltanto una piccola ombra di fumo.
Il fumo della volontà.
Ridere e nutrirsi tengono in vita il corpo:
di cosa ridi, dunque?
Di cosa ti nutri, dunque?
Il tuo percorso è sempre al punto di partenza,
collina scruti, e la schiena dà la valle;
passo dopo passo, cerchi di evitare nebbia e bosco,
ma nel bosco e nella nebbia
le more crescono succose.

D’Izzia Roberto (27/02/2024, ore 11:39)
Dedicata al poeta Ryōkan Taigu, nato come Eizo Yamamoto (02/10/1758-18/02/1831)

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