Poco importano potenti, eroi e vittoriosi
d’oggi,
quale che sia l’attuale umanità
distonie, corse cieche e
disparità sociali,
sangue innocente versato sulle coppe di sciagurati re,
leggi dei violenti scritte al buio,
o pensiero delegato al ferro;
e il tempo che sarà necessario
affinché tutto possa cessare, per trasformarsi.
Il pianeta tornerà,
con il suo mutevole equilibrio
e sarà tempo per i fiori, per l’insetto e l’uccello,
l’incessante respiro degli oceani e dei boschi;
uscirà dalla sua tana la volpe, scrutando guardinga nuovi odori
con la zampa alzata, muso al vento e l’orecchio teso,
e branchi di aringhe seguiranno le correnti del nord.
Il pianeta tornerà,
perché il tempo si dilata oltre la speculazione umana,
le scimmie non saranno più primati inferiori
serpi, ragni e ratti torneranno ad essere stupendi
senza giudizio orripilato alcuno,
e le frasi dei cetacei suoneranno lunghe,
nelle notti spumeggianti di prima luna.
Il pianeta dunque tornerà e,
se gli umani esisteranno ancora,
sarà spazio per chi saprà cambiare
ed avrà imparato a cogliere l’alba,
per quelli che consumano sapendo creare,
per quanti avranno il senso dell’attesa,
per chi riconosce gli odori,
per coloro che respirano lentamente
che sapranno disegnare,
e quelli che si dileguano nei colori del tutto
cancellando le distinzioni.
Per chi scrive, chi legge e chi trasmette sapienza,
per chi accende un fuoco solo quando richiesto
e chi sa cosa fare delle ceneri.
Più non sarà il tempo di chi sfreccia con metalliche carcasse
per le vie del paese,
ma per quelli che sapranno pedalare, e camminare sorridendo alle nuvole
avviandosi lentamente verso la propria meta;
percorsi diversi, a contar volatili, cani e gatti,
a comprendere l’impermanenza degli alberi e di sé stessi.
Niente pace per i costruttori di pace macchiati di polvere da sparo,
ma per quanti faranno propria la non appartenenza
l’equanimità ed il procedere naturale degli eventi.
Non ci sarà spazio per chi ruba spazio,
poiché lo spazio sarà unico ed ineluttabile.
Nessuna forza gioiosa ed arrogante per i censori,
laddove verrà tramandato il sapere al tepore di piccoli focolai,
sottovoce,
di bocca in bocca,
e terra fertile per la verità sarà il silenzio della meditazione.
La vita sarà agevole per i quieti, i riflessivi e gli osservatori
perché prima o poi finirà il tempo d’avere ansia, immediatezza
e distrazione.
L’immagine sarà superflua,
poiché veicolo per i messaggi sarà sottile vibrazione
ed intuizione,
e chi si affida alla macchina resterà senza occhi,
e senza orecchi.
Quando la rabbia avrà saturato il pianeta
sarà ricerca disperata d’un gesto delicato,
dunque verrà
il tempo dell’amorevole gentilezza;
così, sgomenti o disgustati, nuovi umani guarderanno indietro
e vivranno più sicuri il tempo in avvenire
rafforzati dalla comprensione degli errori già compiuti.
Poco importano potenti, eroi e vittoriosi
di oggi,
il pianeta tornerà ad essere ciò che è sempre stato
pur senza gli esseri su due zampe
per milioni e milioni d’anni.
Si coltiva luce e conoscenza,
raccogliendo frutti acerbi;
l’insidiosa fretta già racconta di futuri inverati.
La meccanica del mondo non si aggiusta
con le mani ingrassate;
inutili sforzi stare dalla parte giusta
perdendosi nella lotta armata contro l’altra:
che ognuno dia forma all’intimo viaggio e
giunto il momento,
la parte giusta sarà l’unica possibile per tutti.
D’Izzia Roberto (18/11/2024, ore 18:23)
