Un paio di giorni fa ho tenuto una Crea-Lezione sulla storia della carta, in una classe elementare; una Prima, per l’esattezza.
Parlando, a modo mio – vale a dire, con preparazione arricchita da fantasia, empatia e divertimento – con i bambini, ho percepito quell’incredibile fretta che toglie tempo al tempo di ascoltare, riflettere, respirare, comprendere, vivere.
La pazienza è la virtù dei forti.
Non so da chi provenga questo proverbio, ma so che i “forti” cui si riferisce non sono campioni di coraggio atti a svolgere mirabolanti gesta eroiche, che sarebbe più divertente definire “egoiche”, bensì persone semplici, capaci di restare fermi, tenendo a bada la propria bestia selvaggia, e tramutandola in energia costruttiva.
Fermi, in ascolto, ma non passivi: pronti ad agire al momento giusto, nel modo più opportuno.
Tutti – e sottolineo “tutti” – gli insegnanti che ho conosciuto nella mia ancor giovane vita di quarantaseienne, mi hanno confessato gran difficoltà verso il deficit di attenzione dei propri allievi, e la fretta che li porta ad accavallarsi l’un l’altro; disagio che io stesso, ripeto, ho percepito quando mi sono trovato nella posizione di formatore.
Da chi, o cosa dipende ciò? Avrei un’idea, ma poco importa.
Ciò che importa è che il processo di accelerazione cui stiamo assistendo si possa frenare, ed invertire.
A meno che qualcuno porti le prove irrefutabili che la fretta porti benefici per la crescita degli individui.
🧠🙏
