È difficile scrivere questo pezzo, ma ne sento l’urgenza.
Da dove comincio?
Certo, non posso enunciare la lista storica degli episodi di violenza che l’essere umano ha perpetrato nei confronti dei propri simili, totalmente fuorviato – meglio dire accecato? – dalla curiosa convinzione di rappresentare personalmente parametri di superiorità, giustificati da chissà quale insondabile verità.
Come chiunque abbia frequentato un percorso scolastico pubblico e senza intoppi, ho studiato la storia moderna senza entrare troppo nei dettagli; date, luoghi, nomi famosi e, soprattutto, guerre.
Ho approfondito ulteriori nozioni storiche da grande, per iniziativa personale e, beh, credo di poter affermare senza timore di smentita che la storia di Homo Sapiens fino ad ora conosciuta è un continuum bellum (si scrive così? Ma perché mi ostino a scrivere in latino, poi? Mah…), un’unica grande guerra declinata in miriadi di luoghi e situazioni, nate dalle più disparate motivazioni apparenti.
Ancora oggi, so che molti si chiedono come mai il buon Homo Neanderthalensis si sia estinto nonostante avesse acquisito forza ed acume tali da permettergli la vita in luoghi inaccessibili, e pure raffinate capacità artistiche.
Dove passa Homo Sapiens c’è spazio solo per Homo Sapiens, per me questa è una possibile risposta; poi, so bene che i fattori di un’estinzione sono incalcolabili e inimmaginabili nonostante gli studi che alacremente facciamo, quindi stiamo solo scherzando eh.
Chissà, magari fra qualche tempo scopriremo che no, erano i Neanderthalis quelli brutti e cattivi, e i poveri Sapiens sono sopravvissuti alle vicissitudini della storia terrestre grazie alla capacità di nascondersi nelle grotte ed accendersi il fuoco, oppure varcare i mari con imbarcazioni di fortuna…
Dov’eravamo rimasti?
Ah, la storia e la violenza.
Perché siamo così violenti nei confronti dei nostri simili?
Semplice: non li consideriamo nostri simili.
Se non consideriamo chi sta davanti a noi come nostro simile, il processo neurobiologico che scaturisce nell’empatia si fa più complesso, i neuroni specchio si inibiscono, e possiamo perfino credere che quello sia un essere inferiore, di conseguenza su di esso ci sentiamo autorizzati ad infierire. Fisicamente, verbalmente oppure anche solo con pensieri di odio e disprezzo.
Ora, la domanda fondamentale a cui voglio giungere con questo inutile giro di parole è: ci sentiamo davvero superiori agli altri esseri viventi?
Sì? E.. quali?
Cioè, siamo più o meno superiori alle formiche, che nella loro incredibile piccolezza sono in grado di formare colonie lunghe chilometri, organizzate alla perfezione secondo ruoli e schemi che farebbero impallidire le più grandi aziende del mondo per la loro efficienza?
Siamo superiori alle tartarughe caretta-caretta, che nel loro vagare seguono correnti marine e correnti elettromagnetiche per orientarsi, e che sono in grado di tornare sempre alle stesse isole dopo aver attraversato oceani, per deporre le uova al momento giusto, da milioni di anni?
Siamo superiori ai pinguini reali, che per proteggere il piccolo uovo in gestazione, lo tengono fra le zampe notte e giorno sfidando venti ghiacciati a 30 gradi sotto lo zero che martellano a svariate decine di chilometri all’ora?
Oppure ci sentiamo superiori ai pipistrelli, capaci di cacciare velocissime zanzare al buio e senza l’uso della vista? O agli elefanti, che viaggiano lentamente per decine di chilometri alla ricerca dell’acqua, affidandosi solo ed unicamente alla loro memoria? Ogni anno. Per decenni.
No, miei cari lettori.
Homo Sapiens sa bene che messo a mani nude e senza il suo inutile quanto inquinante oggettume a portata di mano, ha poca speranza di sopravvivere fra le braccia di Madre Natura.
Per questo, si accanisce sui propri simili.
Quando nasciamo siamo indifesi, piangiamo, e qualcun altro taglia il cordone ombelicale che ci ha unito a nostra madre per nove mesi: da quel momento in poi le nostre storie si diversificano, ma non per nostra colpa o merito.
Alla nursery siamo neonati piagnucolosi sporchi di meconio, con le ditine (ditina, se volete) dei piedi a forma di caramella, le teste sproporzionate e le gambe piene di rotolini di ciccetta. Appena nati, neanche vediamo bene, ci vogliono due o tre giorni prima che la vista migliori, forse anche una settimana o più. Per camminare con sicurezza impieghiamo più di due anni, per parlare idem. Non sappiamo mangiare, defecare, vestirci, curarci. Insomma, siamo totalmente inadatti alla vita terrestre.
E questo, cari lettori, avviene per un chiaro difetto evoluzionistico, perché gli altri esseri viventi – sapete, quelli che noi reputiamo inferiori – nascono già in grado di muoversi autonomamente, e fare tutte le cose che per noi sono impossibili fino a sei, otto o, chissà quanti anni.
C’è chi non sa stare da solo neanche a cinquant’anni, per dire.
Dunque, tornando alla domanda di origine, verso chi ci sentiamo superiori?
Ci rendiamo conto che se non ci avessero allattato, o mandato a scuola, o nutrito almeno i primi anni, noi saremmo semplicemente morti?
Oppure, qualcuno di noi crede di essere un supereroe, che s’è fatto tutto da sé, fin da quando aveva tre anni?
Tutti, dico tutti, i padroni del mondo, i ricchi, i potenti, i dittatori, i magnati, gli armaioli, gente di malaffare inconsapevole del male che fa, insomma…
Tutti, sono stati bambini col mocciolo al naso e con il pannolino da cambiare.
Tutti abbiamo pianto quando abbiamo avuto fame, quando abbiamo messo i primi dentini, quando siamo caduti per la prima volta.
Tutti siamo stati deboli, ed abbiamo sognato.
Tutti abbiamo giocato con bambole di pezza.
Siamo tutti uguali, perché la parola altri è una convenzione linguistica utile a capirsi mentre si discute di qualcosa.
Gli altri non esistono.
Gli altri siamo noi.
