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Spiritualità: ricerca interiore nella via di mezzo

Il ricercatore studia a fondo intuizioni che altri ricercatori hanno avuto prima di lui; le comprende, le confuta, le asseconda o le allontana da sé.
Poi, nel silenzio e nella meditazione, cerca – o svela – le proprie intuizioni.
Le sperimenta nel quotidiano e, se sono valide, trova il modo di esprimerle con parole personali.
Queste parole potrebbero, poi, seguire tre vie: trovare sostegno nelle dottrine preesistenti, essere totalmente nuove, oppure viaggiare sulla via di mezzo.

Colui che si affida unicamente al sostegno delle dottrine preesistenti, si fa carico di conservare la tradizione e possiede il merito di esserne divulgatore in ogni ambito quotidiano, ma corre il rischio di ridurre la spiritualità ad una mera ripetizione di ripetizioni, perdendo la percezione dell’evolversi continuo dell’esistenza e l’inconfutabile realtà della trasformazione.

Colui che si affida unicamente alle parole nuove, possiede il merito di innovare pensiero e linguaggio, caratteristiche peculiari per l’evoluzione degli esseri senzienti, ma potrebbe avviare un processo irreversibile di sfumatura e dimenticanza delle basi culturali su cui poggia il sistema sociale, che talvolta protegge gli individui dall’autodistruzione e ne asseconda l’intimo stimolo all’empatia.

La via di mezzo, pertanto, è fatta di parole nuove come foglie verdi che si nutrono di sole attaccate sui rami d’un albero, le cui radici son dottrine preesistenti.

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Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

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