Hai mai percorso una strada, per poi renderti improvvisamente conto di non sapere dove stai andando?
Ti è mai capitato di reagire in modo esagerato ad eventi che impattano prepotentemente nella tua routine quotidiana?
Cosa vuol dire agire sovrappensiero?
In questo video descrivo, pur camminando, proprio questa attitudine psicofisica comune a tutti noi, e come si può recuperare presenza in ciò che si fa, senza farsi scivolare gli attimi della vita all’inseguimento dei propri pensieri.
p.s.: scorrendo dopo il video, troverai la trascrizione completa dell’audio.
“SOVRAPPENSIERO è il titolo di questo video, è anche una parola del dizionario italiano, possiamo dire che chiaramente è il riferimento al titolo di una bellissima e onirica canzone dei Bluvertigo, ma, soprattutto, è il modo in cui noi attraversiamo le ore della nostra giornata, delle nostre settimane, dei nostri mesi e dei nostri anni “sovrappensiero” “SOPRA-PENSIERO” e… perché? Perché noi facciamo qualcosa e nel frattempo pensiamo a qualcos’altro.
Questo cosa vuol dire? Che il nostro corpo è posseduto da qualche spirito ONI giapponese?
No, non vuol dire questo, vuol dire che noi abbiamo più livelli di coscienza e consapevolezza e il nostro sistema nervoso ha la possibilità e la capacità di svolgere più funzioni contemporaneamente, per cui (quindi) alcune azioni vengono svolte in modo automatico è quando queste azioni che vengono svolte in modo automatico diventano tutte, anche le più… quelle quotidiane come camminare, guidare, mangiare, recarsi dalla cucina al soggiorno, fino a lavorare, parlare con qualcuno, tutte queste azioni diventano automatiche, ma noi non smettiamo di pensare, tutto viene fatto sovrappensiero e quindi cosa facciamo? Ci dobbiamo fermare tutte le volte a fare meditazione prima di alzarci e andare in cortile e vedere se c’è qualcosa, se abbiamo sentito un rumore, oppure se qualcuno ci parla dobbiamo dire “no aspetta scusa mi devo concentrare”…?
L’abitudine è quella che porta a svolgere le azioni fisicamente in modo staccato dalla consapevolezza; i pensieri non possono essere annullati, per cui (quindi) ci saranno sempre.
Tutto diventa più difficile quando noi rincorriamo i pensieri, e questi pensieri diventano una ramificazione complessa un po’ come i ramoscelli o i tralci della vite, dell’uva per intenderci, sono tutti ramificati, da uno ne nasce un altro poi un altro poi altri due poi altri tre eccetera eccetera, ma se noi seguiamo questi pensieri… ehm… se seguiamo questi pensieri mentre stiamo camminando, o mentre mangiamo o mentre parliamo con qualcuno, non riusciamo a fare bene tutto.
Riusciamo ad ascoltare bene la persona che c’è difronte a noi? Riusciamo a capire i segnali che ci vengono dati dall’esterno?
Gli ‘stimoli’ vengono chiamati dagli scienziati, il tatto, il gusto, l’olfatto eccetera eccetera vengono stimolati quindi da fattori esterni noi riusciamo a coglierli nel loro nella loro interezza? Oppure stiamo seguendo i nostri pensieri andiamo in “modalità sovrappensiero”?
… e quindi prendiamo un po’ quello che ci và, quello che ci interessa, lo cogliamo con un “PLÌN!” un campanellino, e poi ci svegliamo improvvisamente, quando accade qualcosa di forte, di veramente forte, un incidente, una botta, qualcosa di bello, una vincita, una bella notizia oppure la scomparsa di qualcuno… e a queste notizie forti estremamente belle o estremamente chiamiamole ‘brutte’ il nostro pilota automatico si scontra improvvisamente con la realtà, perché la realtà esiste così come la realtà convenzionale va avanti, e il nostro pilota automatico vorrebbe continuare ad essere pilota automatico ma non ci riesce perché noi in qualche modo dobbiamo reagire a queste cose…
e ci è mai capitato di avere delle reazioni del tipo dire delle parolacce urlare inveire contro lo spigolo del letto contro cui abbiamo sbattuto io adesso provo a farvi vedere una cosa non so se si riuscirà mi sono fracassato un ginocchietto ehm… uno stinco ma lo spigolo del letto è sempre stato lì, noi conosciamo perfettamente la nostra camera da letto una volta ho sbattuto la testa nella grotta di Onferno, vicino a Rimini avevo il caschetto, ovviamente lo danno a tutti ma la grotta di Onferno è al buio e non la conoscevo forse era abbastanza usuale sbattere, sbattere in camera propria una camera che si conosce a memoria vuol dire che in quel momento ero sovrappensiero.
E perché inveire contro un mobile? E ci è mai capitato di tamponare qualcuno? Ci è mai capitato di prendere una multa per eccesso di velocità, nella vita, e inveire contro il vigile o contro chi… o contro una macchinetta automatica che fa una fotografia in modo automatico e che non ci conosce perché fa fotografie solo a delle targhe… ma noi non ci eravamo accorti di andare veloci perché eravamo sovrappensiero? ci è mai capitato di sbattere contro qualcuno? Ci è mai capitato di mangiare qualcosa di indigesto? Ci è mai capitato di fare della strada e dopo un po’ di tempo chiederci ma dove sono? dove sto andando?…?
Come facciamo a recuperare la nostra presenza? La nostra presenza la recuperiamo con l’allenamento, noi non possiamo sperare di ‘cancellare i pensieri’, non possiamo sperare di cancellare i ricordi che ci vengono dati da un profumo, perché quelli sono impressi nella nostra memoria ma, se camminando io sento un profumo e quel profumo di ragù mi ricorda improvvisamente una cena, da bambino, con tutta la famiglia – ma io sto camminando – bene: l’allenamento è che io mi devo ricordare che sto camminando, non necessariamente devo dimenticarmi che da piccolo mangiavamo in famiglia con tutti gli altri parenti eccetera eccetera che mia madre cucinava… quindi se sento il ragù “oddio ho sentito il ragù!”.
No… Noi ci dobbiamo ricordare di essere presenti in quello che facciamo si tratta solo di allenamento, solo di allenamento! Adesso io mi sto ricordando dove sono nonostante stia facendo il video mi rendo conto dei minuti che passano e quindi taglierò probabilmente il video… sarà andato bene? Un saluto, sovrappensiero… ciao”
