Cari ministri – e cari giornalisti – vi presento gli italiani. Quelli veri.

Analfabeti funzionali, incapaci di risolvere i problemi quotidiani e seguire ragionamenti logici: siamo il popolo più avanzato del mondo, o viviamo un’illusione?

Noto, dalle dichiarazioni pubbliche sciorinate in occasioni varie dai nostri ministri e fedelmente riportate sulle testate giornalistiche di massa, che l’attuale governo ha maturato un’idea alquanto poetica della popolazione italiana, aderente più ad un progetto che alla realtà.
Un’idea.
Il buon Signor G. protesterebbe cantando “Un’idea, un concetto un’idea, finché resta un’idea è soltanto un’astrazione”, e gli darei anche ragione, perché le idee ingannano, poiché la mente d’ognuno di noi è solo una frazione di quanto è in grado di produrre il nostro sistema cognitivo, molto spesso sganciato dalla realtà circostante, se non opportunamente allenato alla consapevolezza del “qui ed ora”.
Tornando agli italiani, a giudicare dal numero di anni passati a studiare (un percorso medio di circa 13 anni), e dalla quantità di compiti assegnati ai ragazzi (L’Italia rimane uno dei paesi europei col maggior carico di compiti assegnati a casa, nel 2018 erano 8,7 ore/settimana), dovremmo vantare una popolazione di menti brillanti.

Già nel 1957 si parlava di compiti scolastici eccessivi, come potrete vedere in questo bel filmato dell’Archivio Luce Cinecittà.

Compiti o no? da Archivio Luce Cinecittà

Vi chiederete cosa c’entrano i compiti della scuola col titolo…
Beh, considerando la pacata tronfiezza con cui, ultimamente, i ministri della Repubblica Italiana fanno a gara per sottolineare una presunta superiorità culturale del nostro paese, il mio connettoma nel suo spontaneo intelligere associa quasi immediatamente tali affermazioni ai dati sui bambini ed adolescenti ed il loro rapporto con la scuola; dati che studio per crescita personale, oltre che professionale, e che riguardano, per l’appunto, la scuola, che è la culla della cultura.
Sempre che qualche Ministro non abbia a dirmi che no, non a scuola, bensì per strada… la cultura s’impara per strada. Come quando non esistevano gli I-phone, per esempio.

Dunque, conosciamo da vicino questi italiani, popolo di eletti superiori e dalle menti illuminate.

Indagine sulle Competenze degli Adulti 2023: Italia (OCSE)

Questa indagine si è concentrata sul dominio, da parte di una popolazione compresa fra i 16 ed i 65 anni di età, di tre competenze fondamentali, chiamate literacy (alfabetizzazione), numeracy (matematica) e problem solving (capacità di risoluzione dei problemi).
Queste competenze sono utili per partecipare con successo all’economia e alla società moderna, e rappresentano la base di apprendimento per le future innovazioni. Come suggerisce il testo dell’indagine,

Gli adulti con elevate competenze riescono a gestire meglio le complessità della vita contemporanea. Contribuiscono, con la loro capacità di orientarsi nell’attuale contesto ricco di informazioni, al raggiungimento di decisioni e politiche più consapevoli.

Come si posizionano gli italiani?
Beh, cari ministri e cari giornalisti a loro seguito, temo di dovervi dare una notizia incredibile, perché temo che siamo in fondo alla classifica.
Ma proprio in fondo in fondo, tipo dove si gratta la scritta in rilievo della base del barattolo. In Italia, gli adulti di età compresa tra i 16 e i 65 anni hanno ottenuto, in media, 245 punti in literacy (penultimi), 244 punti in numeracy (penultimi) e 231 punti in adaptive problem solving (ultimi).
Questi dati scritti così, lo so, non vi dicono gran che, ma adesso li vediamo da vicino…

Indagine sulle Competenze degli Adulti 2023: Italia (OCSE)

Literacy (alfabetizzazione)

Ora pensate che, in questa indagine, gli adulti posizionati al livello 1 erano quelli in grado di comprendere testi brevi ed elenchi organizzati con informazioni indicate chiaramente, e in grado di individuare informazioni specifiche e identificare collegamenti rilevanti all’interno di un testo.
Le persone che non hanno raggiunto il livello 1, invece, erano quelle in grado di comprendere, al massimo, frasi brevi e semplici. Ok? Fino a qui ci siamo?
Ecco, in Italia il 35% degli adulti (media OCSE: 26%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1, il che significa che hanno una ridotta competenza in literacy (alfabetizzazione). Tradotto: più di una persona su tre è analfabeta funzionale, in grado di cogliere il senso solo di frasi semplici, e questa persona potrebbe essere chi vi aggiusta l’impianto elettrico, chi vi prepara il cibo, chi sta con i vostri figli, chi governa la vostra città, chi vota per chi deve governare.
O chi decide la prossima riforma della scuola, per dire.

Numeracy (matematica)

Gli adulti posizionati al livello 1, in questo caso, sanno realizzare calcoli di base – con numeri interi o con il denaro -, comprendono i decimali e riescono ad estrarre singole informazioni da tabelle o grafici, però possono incontrare difficoltà con compiti che richiedono più passaggi (es. risolvere una proporzione).
Le persone che ottengono risultati al di sotto del livello 1 sono in grado di sommare e sottrarre numeri piccoli.
Gli italiani sanno far di conto?
Dunque, in numeracy il 35% degli adulti (media OCSE: 25%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1.
Tradotto: più di una persona su tre ha difficoltà con la matematica, anche quella spicciola, con le tabelle, con le proporzioni, con la logica. Questo simpatico italiano – più di uno su tre, lo ripeto – potrebbe già essere determinante per la vostra vita con i suoi calcoli sbagliati o le previsioni scorrette, e non lo sapete neanche.

Adaptive Problem Solving – APS (problem solving adattivo)

Questa è la competenza che più mi affascina, dal punto di vista umano.
Dunque, pensate che gli adulti posizionati al livello 1 sono quelli in grado di risolvere “problemi semplici con poche variabili e poche informazioni non rilevanti, che non cambiano man mano che si procede verso la soluzione”. Queste persone presentano difficoltà con problemi che presentano più passaggi, o quelli che richiedono il monitoraggio di più variabili. Le complicazioni della vita, insomma.
Coloro posizionati al di sotto del livello 1, in questa classifica sono in grado di risolvere solo problemi molto semplici, in genere quelli per i quali è necessario un solo passaggio.
Cioè: per fare questo, da qui devo andare lì… o una cosa del genere.
In questa classifica gli italiani hanno battuto tutti, in senso negativo però: il 46% degli adulti (media OCSE: 29%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1. 

Hey, ma l’Italia è piena di medici, ingegneri, insegnanti, biologi, scienziati di tutti i tipi… che fine hanno fatto?
I laureati ci sono, certo, ma… indovinate un po’? In numero di gran lunga inferiore alla percentuale media europea.
Il nostro Paese, riporta l’Istat, è al penultimo posto Ue per quota di 25-34enni in possesso di un titolo di studio terziario (diploma di tecnico superiore, diploma accademico, laurea o dottorato di ricerca).

Leggi qui articolo ISTAT “Laureati italiani, permane il divario con l’Ue”

Più ore di studio settimanali si dedicano ai compiti a casa, meno laureati ci sono; ci si laurea più facilmente nei Paesi dove si assegnano meno compiti a casa.
Com’è possibile?
Ipotesi:
1. Paesi con meno risorse per una didattica efficace tentano di ovviare assegnando più compiti. Si ottiene qualche effetto a breve termine, ma si allarga la forbice fra chi è più o meno predisposto, chi è più o meno seguito a casa.
2. Nel lungo termine, troppi compiti producono saturazione perdita di interesse, infatti di registrano un elevato abbandono del corso di studi (no laurea o diploma) e analfabetismo funzionale.

(da “I compiti a casa tra mito e realtà”, scintilla di alfabetizzazione scientifica condivisa da Mind4Children – lezione del Prof. Gianluca Campana)

Ai dati sull’analfabetismo funzionale, aggiungerei quelli sullo stato di salute mentale degli adolescenti di cui ho parlato nel mio precedente articolo “Suicidi, depressione e ansia degli adolescenti: cosa sta accadendo?”, in cui ricordo che, secondo le ultime stime UNICEF, più di 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato. L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati. […] Quasi 46.000 adolescenti muoiono a causa di suicidio ogni anno – più di uno ogni 11 minuti […] In Europa occidentale diventa la seconda causa di morte fra gli adolescenti fra i 15 e i 19 anni […].

Dopo i dati, vi dico cosa ne penso

Ed ecco, cari ministri, cari giornalisti e cari concittadini,
la fotografia obiettiva che mi viene da pubblicare in merito alla situazione del livello psico-adattivo-culturale che riusciamo ad ottenere, nonostante il massimo degli sforzi di governanti esperti, che per anni ed anni hanno messo (o non messo) mano all’Istruzione Pubblica, senza dare inspiegabilmente ascolto a chi con i bambini e con i ragazzi lavora a tu per tu, e senza dar retta a chi di cervello e neurosviluppo si occupa per mestiere, giorno per giorno.
Puntare il dito contro studenti saturi e stressati, sconvolti ed arrabbiati e, forse, direi anche confusi dalle loro amigdale galoppanti, minacciandoli continuamente, non credo sia il miglior segno di dialogo, ammesso che qualcuno cerchi un dialogo fra generazioni.

Prima di capire i ragazzi, gli adulti dovrebbero capire sé stessi, e per farlo – scusate l’arroganza, ma non so in che altro modo esprimere il concetto – bisogna essere onesti intellettualmente ergo bisogna essere sia onesti che avere la capacità di intelligere.
Considerando che nasciamo già con la capacità filogenetica di intelligere, resta da capire chi agisce con onestà.

Aggiungi il tuo prezioso commento, confrontarci sarà un piacere!