'Disumanizzare intere popolazioni' è un pensiero legittimo.
Perché?
Perché tutti noi abbiamo il diritto esprimere il nostro pensiero.
Ciò su cui dovremmo cominciare a riflettere con calma sono i motivi che ci spingono a pensare le cose che pensiamo,
quali sono le cause e condizioni intime che ci spingono ad esprimere un parere, o sposarne uno che va per la maggiore.
Dal pensiero all'azione, poi, tutto si fa più torbido ed incontrollabile:
credenze radicate nel profondo delle nostre coscienze collettive ci spingono a commettere azioni che, pur con un minimo di ragionevole meditazione, non ci sogneremmo mai di concretizzare.
Quindi, l’idea ‘disumanizzare intere popolazioni’ da pensiero si trasforma in azione:
stragi, assassinii, genocidi, stermini di massa.
E poi, dolore, sofferenza, odio, disfacimento di oramai effimeri equilibri naturali, il tutto ad alimentare non il presente, ma il futuro,
per anni, secoli, millenni.
Ora… la civiltà umana pare essere ineluttabilmente legata ad un destino cruento, dato che le intuizioni della scienza degli ultimi mille anni, gli avanzamenti tecnologici ed ogni progresso culturale
non sono bastati a realizzare società armoniose,
poiché piuttosto si creano incessantemente nuovi mostri ideologici
atti a giustificare infinite guerre che cambiano nome, luogo e modalità ma, a studiarle bene,
sono praticamente tutte uguali.
Dunque? Finisce tutto qui?
La parabola evolutiva durata centinaia di migliaia di anni di questo straordinario essere vivente che ha saputo adattarsi alle condizioni ambientali più estreme,
che ha saputo sfruttare al massimo la plasticità del proprio cervello per creare oggetti e linguaggi,
che ha codificato l’universo visibile con leggi matematiche calcolando con la forza dell’intuizione la circonferenza del pianeta in cui vive
o spiegando il moto degli astri,
che ha indagato sulla propria mente dando vita ad incredibili filosofie sotto ogni latitudine,
che ha dato vita alle arti creative, alla musica, al teatro.
Finisce tutto sotto le bombe che squarciano le membra,
che distruggono le infrastrutture,
che alimentano l’odio e dividono le popolazioni anziché unirle,
che tolgono l’acqua e il diritto alle cure, che avvelenano l’aria, le terre, i fiumi e i mari, che chiamano altre bombe
e costringono nuove generazioni di bambini a crescere con l’obiettivo di diventare soldati assassini, anziché ricercatori, coltivatori, educatori, amici?
Finisce tutto così, nella spasmodica gara a chi pensa, dice o fa di peggio?
Oppure…
Oppure possiamo fermarci, anche un solo minuto, per ascoltare in silenzio il respiro del mondo che ci ospita,
e cominciare a respirare anche noi ad un ritmo diverso.
Possiamo fermarci, anche se siamo soldati anzi, soprattutto se siamo soldati,
di quelli che sparano al fronte o che stanno a migliaia di chilometri di distanza davanti ad un monitor per guidare un drone che sgancia bombe sulle persone,
per riflettere un attimo su quanto è stupido ed inutile il gesto che stiamo commettendo.
I nemici si creano uccidendo; chiunque desideri la pace, deve prima di tutto smettere di uccidere.
Chiunque giustifichi atti di guerra, prima o poi dovrà pur guardarsi allo specchio e dirsi che sta intimamente sperando che la guerra continui,
che i bambini fatti a pezzi sono cosa buona e giusta, che l’odio razziale ed il solco scavato dai fanatismi religiosi millenari fanno bene alla popolazione umana.
Guardarsi allo specchio, dirsi tutto ciò e mentire a sé stesso
sapendo benissimo l’unica via di sopravvivenza dell’umanità è quella del disarmo mondiale, della cooperazione e della pace perpetua.
Roberto D’Izzia 28/03/2026
